Per aiutare una persona con Parkinson ad alzarsi, tirare mani o braccia non è la soluzione di riferimento. Prima occorre preparare la seduta, lasciare spazio ai piedi, facilitare l’avanzamento del tronco e capire in quale fase il movimento si interrompe. Il caregiver può rendere il compito più chiaro e stabile; quando serve un sostegno fisico significativo, la tecnica va definita sul caso concreto.
Aiutare ad alzarsi: la sequenza in breve
- Stabilizza la sedia e libera lo spazio davanti.
- Lascia che la persona porti il bacino verso il bordo e sistemi i piedi.
- Concorda una sola indicazione, per esempio avanzare il tronco prima di spingere.
- Attendi l’avvio del movimento senza trascinare le braccia.
- Una volta in piedi, lascia il tempo di completare l’estensione e trovare l’equilibrio prima di camminare.
Perché tirare le braccia può rendere l’alzata meno efficace
Alzarsi non consiste soltanto nel sollevare il corpo. La persona deve portare il peso verso i piedi, staccare il bacino dalla seduta e trasformare lo spostamento in avanti in un’estensione controllata. Se il caregiver tira verso l’alto o indietro, può modificare proprio la direzione necessaria al trasferimento. La persona rischia inoltre di affidarsi alla presa invece di partecipare con gambe e tronco.
Le indicazioni pratiche della Parkinson’s Foundation raccomandano di evitare la trazione su braccia o gambe e di preparare una sedia stabile, i piedi sotto il corpo e l’avanzamento del tronco.1 La questione riguarda anche chi assiste: afferrare all’improvviso e sollevare con schiena piegata o tronco ruotato espone il caregiver a carichi poco controllabili.
Prima di aiutare, capire in quale fase si interrompe il gesto
Due persone che “non riescono ad alzarsi” possono avere problemi diversi. Una non porta il tronco abbastanza in avanti; un’altra avanza bene ma non produce forza sufficiente; un’altra ancora si alza e perde stabilità appena raggiunge la posizione eretta. Cambia quindi anche l’aiuto utile.
| Fase | Segnale osservabile | Elemento da verificare |
|---|---|---|
| Preparazione | La persona resta indietro sulla seduta o cerca appigli lontani. | Profondità della sedia, appoggio dei piedi, posizione dei braccioli. |
| Avanzamento | Il tronco rimane verticale e il bacino non si stacca. | Spazio davanti, mobilità, comprensione della sequenza e cue. |
| Spinta | Il bacino si stacca ma torna subito sulla sedia. | Forza, altezza della seduta, coordinazione e fatica. |
| Stabilizzazione | Una volta in piedi compaiono oscillazione, passi rapidi o bisogno di afferrare. | Equilibrio, appoggi, ausilio e tempo prima di iniziare il cammino. |
Le linee guida fisioterapiche sostengono l’allenamento specifico del compito.2 In un trial su 52 persone, il training dell’alzata con segnali audiovisivi migliorò tempi e velocità più dell’esercizio convenzionale nel campione studiato.3 Il dato non definisce un cue universale: valorizza l’analisi del gesto reale.
Preparare la sedia, i piedi e lo spazio
Una seduta stabile e adatta
Prima del tentativo controlla che la sedia non scivoli, non ruoti e non si ribalti. Una poltrona molto bassa, profonda o cedevole richiede più forza e rende più difficile portare il bacino verso il bordo. Braccioli solidi possono offrire un punto di spinta; un tavolino mobile, un deambulatore non frenato o il braccio del caregiver non sono equivalenti.
Piedi appoggiati e spazio davanti
I piedi devono poter partecipare alla spinta senza essere troppo lontani. La posizione esatta dipende da mobilità, forza, dolore, asimmetrie e altezza della seduta: non esiste una misura identica per tutti. Davanti deve esserci lo spazio necessario per inclinare il tronco e completare l’estensione.
Una sola consegna, poi il tempo di rispondere
Una sequenza breve può essere più efficace di molte correzioni contemporanee: “porta il bacino avanti”, pausa; “sistema i piedi”, pausa; “porta il tronco avanti e spingi”. Parole e ordine vanno concordati con la persona e mantenuti coerenti tra i familiari. In uno studio crossover del 2023 su 13 persone con Parkinson, diversi tipi di cue hanno prodotto risposte posturali differenti durante l’alzata; il risultato rafforza la necessità di provare il segnale, non di improvvisarlo.4
La sequenza pratica da seduto a in piedi
- Definite il compito. La persona sa dove deve arrivare e dove si trova l’eventuale ausilio.
- Avvicinate il bacino al bordo. Se questa fase è già difficile, va trattata come un problema specifico e non saltata tirando le braccia.
- Posizionate i piedi. Entrambi devono avere un appoggio utile e prevedibile.
- Preparate le mani. Quando possibile, la persona spinge su braccioli stabili invece di appendersi al caregiver.
- Avanzate il tronco. Il peso si porta verso i piedi prima che le gambe completino la spinta.
- Completate l’estensione. Non iniziate subito a girare o camminare: prima serve una posizione eretta controllata.
Dolore, asimmetria, freezing, capogiri o un bisogno elevato di assistenza richiedono di adattare la sequenza. Per l’analisi completa leggi alzarsi dalla sedia e gestire i trasferimenti nel Parkinson.
Quanto aiuto deve offrire il caregiver
È utile distinguere quattro livelli: presenza, indicazione verbale, contatto leggero per orientare il movimento e assistenza fisica vera e propria. Si parte dal livello più basso che consente un gesto controllato. Se il caregiver deve sostenere una parte consistente del peso, bloccare le ginocchia, trattenere una caduta o “sollevare” la persona, non si tratta più di una semplice facilitazione.
Una cintura di trasferimento può far parte di un piano, ma non rende automaticamente sicura una manovra e non sostituisce l’addestramento. Prima vanno stabiliti capacità di carico della persona, numero di assistenti, spazio, eventuale ausilio e direzione del passaggio. Anche il rientro sulla sedia deve essere controllato: arrivare con il retro delle gambe vicino alla seduta, trovare gli appoggi e rallentare la discesa evita di “cadere” sulla sedia.5
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La nostra équipe osserva l’alzata sulle sedute realmente utilizzate: sedia, poltrona, letto, WC e auto. L’anamnesi raccoglie variazioni orarie, fluttuazioni motorie, quasi-cadute, dolore, capogiri, fatica e aiuto necessario. Segue lo studio di trasferimento, appoggi, forza, equilibrio e ambiente.
Il percorso può includere allenamento specifico, scelta delle consegne, adattamento della seduta e addestramento del caregiver. L’obiettivo è costruire una modalità condivisa e ripetibile, con criteri chiari per capire quando lasciare autonomia, quando supervisionare e quando assistere.
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Domande frequenti
Perché non bisogna tirare una persona con Parkinson per le braccia?
La trazione può portare il corpo nella direzione sbagliata, ridurre la partecipazione delle gambe e creare un carico poco controllabile per entrambi. È più utile preparare il gesto e assistere soltanto la fase che lo richiede.
Il caregiver deve stare davanti o di lato?
La posizione dipende da equilibrio, lato più stabile, ausilio, seduta e quantità di assistenza. Va provata sul compito reale: una collocazione valida in una stanza ampia può non esserlo in bagno o accanto al letto.
Il cue “naso sopra le punte” va bene per tutti?
Può rendere comprensibile l’avanzamento del tronco, ma non è universale. Se aumenta instabilità, non viene compreso o non modifica il gesto, serve un’altra indicazione o una diversa preparazione.
È meglio usare i braccioli?
Possono facilitare la spinta quando sono solidi, raggiungibili e coerenti con la sequenza. La loro utilità dipende anche da altezza, profondità della sedia e capacità degli arti superiori.
Una sedia più alta risolve il problema?
Può ridurre la richiesta di forza, ma non corregge da sola un insufficiente avanzamento del peso, un freezing o l’instabilità una volta in piedi. Altezza, piedi, braccioli e strategia vanno considerati insieme.
Quando serve addestrare anche il caregiver?
Quando l’aiuto è frequente, il trasferimento varia durante la giornata, compaiono quasi-cadute o chi assiste avverte dolore e fatica. La prova condivisa permette di definire parole, posizione, contatto e criteri di arresto.
Fonti
- Parkinson’s Foundation. Activities of Daily Living: Standing and Sitting. Pagina consultata nel 2026.
- Osborne JA, Botkin R, Colon-Semenza C, et al. Physical Therapist Management of Parkinson Disease: A Clinical Practice Guideline From the American Physical Therapy Association. Physical Therapy. 2022;102(4):pzab302. doi:10.1093/ptj/pzab302.
- Mak MKY, Hui-Chan CWY. Cued task-specific training is better than exercise in improving sit-to-stand in patients with Parkinson’s disease: a randomized controlled trial. Movement Disorders. 2008;23(4):501–509. doi:10.1002/mds.21509.
- Martin RA, Fulk G, Dibble L, et al. Modeling Cues May Reduce Sway Following Sit-To-Stand Transfer for People with Parkinson’s Disease. Sensors. 2023;23(10):4701. doi:10.3390/s23104701.
- Parkinson’s UK. How to safely provide assistance. Risorsa professionale per caregiver, pagina consultata nel 2026.
Per una guida più ampia sul ruolo del familiare, leggi come aiutare nei movimenti quotidiani. Tutti i contenuti sono raccolti negli approfondimenti sulla fisioterapia nel Parkinson.
