Vita quotidiana

Alzarsi dalla sedia con il Parkinson: valutazione e strategie per i trasferimenti

Alzarsi dalla sedia con il Parkinson può diventare lento, faticoso o incerto perché il trasferimento richiede una sequenza precisa: preparare i piedi, portare il peso in avanti, staccare il bacino dalla seduta, estendere gli arti inferiori e stabilizzarsi in piedi. La valutazione fisioterapica permette di capire quale fase limita il gesto e quali strategie risultano più efficaci nella vita quotidiana.

Risposta in breve: la difficoltà non dipende sempre e soltanto dalla forza. Possono contribuire l’avvio del movimento, lo spostamento del peso, il coordinamento tra tronco e arti inferiori, l’equilibrio e le caratteristiche della sedia. Per questo posizione dei piedi, uso dei braccioli, segnale esterno (cue) e modalità di allenamento devono essere scelti sulla persona e verificati sul trasferimento reale.

Perché alzarsi dalla sedia può diventare difficile

Il passaggio dalla posizione seduta a quella eretta è un’attività abituale, ma dal punto di vista motorio è un compito complesso. Richiede di generare un movimento in avanti sufficiente, trasferire rapidamente il carico dai glutei ai piedi, sostenere il corpo contro la gravità e raggiungere una posizione stabile.

Nel Parkinson questa successione può perdere fluidità e automaticità. La persona può iniziare il gesto con ritardo, compiere più tentativi, sollevare il bacino senza riuscire a proseguire oppure tornare sulla seduta. In altri casi riesce ad alzarsi, ma rimane instabile nei primi secondi o parte immediatamente con passi piccoli, senza aver prima organizzato la posizione eretta.

La ricerca indica che possono concorrere alterazioni nello spostamento del peso, bradicinesia, controllo dell’equilibrio e capacità degli arti inferiori di sostenere il corpo.[2, 5] La difficoltà osservata, quindi, va analizzata nelle sue componenti: due persone che impiegano lo stesso tempo per alzarsi possono avere esigenze molto diverse.

Le fasi del trasferimento seduto-in-piedi

Osservare l’intero movimento aiuta a individuare il punto in cui la sequenza perde efficacia. Non interessa soltanto stabilire se la persona riesce ad alzarsi: contano il modo in cui prepara il gesto, la quantità di assistenza necessaria, il controllo raggiunto in piedi e la possibilità di ripetere il trasferimento nelle normali attività quotidiane.

Fasi dell’alzata dalla sedia e aspetti osservati durante la valutazione
Fase Che cosa avviene Che cosa osserva il fisioterapista
Preparazione La persona organizza bacino, piedi, mani e direzione del movimento. Esitazioni, posizione sulla seduta, appoggi e capacità di iniziare.
Avanzamento Il tronco e il peso si spostano verso i piedi. Ampiezza, velocità e coordinamento dello spostamento in avanti.
Distacco Il bacino lascia la seduta e il carico passa agli arti inferiori. Continuità del gesto, sostegno degli arti e tendenza a tornare sulla seduta.
Estensione Anche, ginocchia e tronco accompagnano il corpo verso l’alto. Forza, asimmetrie, compensi e necessità di usare gli arti superiori.
Stabilizzazione Il corpo raggiunge una posizione eretta controllata. Oscillazioni, passi correttivi e tempo necessario prima di camminare.

Anamnesi e valutazione fisioterapica

Il percorso comincia con un’anamnesi funzionale approfondita. L’équipe raccoglie informazioni su quando è comparsa la difficoltà, quanto spesso si presenta e quali trasferimenti risultano più impegnativi. È importante distinguere, per esempio, una sedia rigida da una poltrona profonda, il WC dal bordo del letto e una difficoltà costante da una prestazione che cambia durante la giornata.

Vengono considerate le eventuali cadute o quasi-cadute, il numero di tentativi necessari, la presenza di dolore, affaticamento, capogiri, paura del movimento o necessità crescente di assistenza. Si analizzano inoltre le strategie già scoperte dalla persona, le indicazioni utilizzate dai familiari e le variazioni legate all’attenzione, alla fretta o allo svolgimento contemporaneo di un altro compito.

L’esame del movimento comprende l’osservazione della sequenza seduto-in-piedi e del ritorno alla seduta. Il fisioterapista può valutare forza e potenza degli arti inferiori, mobilità del tronco, distribuzione del carico, equilibrio, uso degli appoggi e risposta a differenti segnali. Test come il Five Times Sit to Stand, il Timed Up and Go e le sezioni dedicate ai trasferimenti della Modified Parkinson Activity Scale possono integrare l’osservazione clinica.

Un punteggio o un tempo, presi isolatamente, non spiegano però perché il movimento sia difficile. L’obiettivo è collegare ciò che emerge dalla valutazione alle attività prioritarie della persona: alzarsi dal tavolo, raggiungere il bagno, uscire dall’automobile o gestire il trasferimento nei momenti più complessi della giornata.

Come incidono la sedia e l’ambiente

Altezza, profondità e consistenza della seduta modificano la richiesta del gesto. Una poltrona bassa e morbida può assorbire parte dello slancio e rendere più difficile portare il bacino in avanti; una seduta più alta e rigida può ridurre la richiesta meccanica, senza necessariamente risolvere difficoltà di avvio, coordinamento o equilibrio.

Anche i braccioli possono essere utili, purché siano stabili, raggiungibili e inseriti in una sequenza efficace. Vanno inoltre considerati lo spazio per posizionare i piedi, la presenza di tappeti, un tavolo troppo vicino, le calzature e gli eventuali ausili. Non esiste un’altezza ideale valida per tutti: la configurazione va provata in rapporto alle caratteristiche e agli obiettivi della persona.

Strategie e allenamento personalizzati

Preparare il gesto prima di iniziare

Quando il movimento è poco automatico, una preparazione riconoscibile può ridurre tentativi confusi o sovrapposti. Il lavoro può comprendere il corretto posizionamento sulla seduta, un appoggio efficace dei piedi, la scelta della posizione delle mani e una breve pausa prima di iniziare. La posizione non viene imposta in modo identico a tutti: mobilità, asimmetrie, dolore, forza e caratteristiche della sedia possono richiedere soluzioni differenti.

Scomporre e poi ricomporre la sequenza

Il trasferimento può essere suddiviso in pochi passaggi: prepararsi, avanzare con il tronco e il peso, staccare il bacino, estendere gli arti inferiori e stabilizzarsi. Dopo aver riconosciuto il passaggio critico, le parti vengono nuovamente integrate in un gesto continuo. Questo approccio evita di accumulare molte istruzioni nello stesso momento e concentra l’attenzione sull’elemento realmente utile.

Scegliere un cue efficace

Un cue può essere una parola breve, un ritmo, un riferimento visivo o la dimostrazione del movimento. L’allenamento specifico del sit-to-stand con segnali audiovisivi ha mostrato miglioramenti nei tempi e nella velocità del gesto in studi controllati.[3] L’allenamento con cue esterni può modificare anche il controllo dinamico dopo il distacco dalla seduta.[4] Per questo il segnale deve essere provato: quello utile a una persona può risultare superfluo o distraente per un’altra.

Allenare capacità fisiche e compito reale

Il programma può associare pratica del trasferimento, esercizi per gli estensori di anca e ginocchio, controllo del tronco ed equilibrio. Le linee guida fisioterapiche sostengono sia l’allenamento della forza sia la pratica specifica delle attività rilevanti per la persona.[1] La progressione può partire da una seduta stabile e prevedibile e arrivare, quando il gesto è ben controllato, alle sedie realmente utilizzate, a differenti altezze e a situazioni quotidiane più complesse.

Se la difficoltà si accompagna a instabilità, è utile collegare il lavoro all’approfondimento su equilibrio e cadute nel Parkinson. Quando esitazione, passi piccoli o blocchi compaiono subito dopo l’alzata, possono essere rilevanti anche le strategie per il freezing e per il cammino con passi piccoli e festinazione.

Sedersi con controllo e affrontare altri trasferimenti

Il trasferimento non termina quando la persona è riuscita ad alzarsi. Anche tornare a sedersi richiede orientamento, avvicinamento alla sedia, gestione degli appoggi e controllo della discesa. Una rotazione incompleta, la fretta di raggiungere la seduta o una ridotta capacità di rallentare il movimento possono rendere questa fase poco precisa.

Gli stessi principi di osservazione vengono applicati a WC, divano, letto e automobile, ma ogni situazione presenta richieste specifiche. Il WC può avere poco spazio laterale; il divano può essere profondo; il letto richiede di integrare rotazione e mobilità sul piano; l’automobile combina abbassamento, orientamento e gestione delle gambe. L’articolo su girarsi e muoversi negli spazi stretti approfondisce le difficoltà che possono comparire durante il cambio di direzione.

Il ruolo del caregiver

Il caregiver può facilitare il trasferimento preparando l’ambiente e utilizzando le indicazioni concordate durante la valutazione. In genere è preferibile proporre un solo segnale alla volta, lasciare il tempo necessario per organizzare la risposta e osservare se la persona riesce a completare autonomamente la fase successiva.

Tirare le braccia, le mani o il collo può alterare la traiettoria del movimento e aumentare la dipendenza dall’aiuto. Quando è necessaria assistenza manuale, punti di contatto, posizione del caregiver e quantità di sostegno vanno provati direttamente. È utile anche riconoscere quando la prestazione cambia: tipo di seduta, momento della giornata, fretta, stanchezza o presenza di un compito contemporaneo.

Coinvolgere chi presta assistenza permette di costruire un linguaggio comune. La persona riceve segnali coerenti, mentre il caregiver comprende quando attendere, quando predisporre un appoggio e come evitare di sostituirsi inutilmente al movimento.

Valutazione dei trasferimenti a domicilio a Milano e provincia

Il domicilio permette di analizzare il gesto negli ambienti in cui serve davvero: la sedia utilizzata durante i pasti, la poltrona del soggiorno, il WC, il letto e il percorso compiuto subito dopo essersi alzati. Consente inoltre di verificare spazi, appoggi, ostacoli e modalità di assistenza del caregiver.

L’équipe è attiva sul territorio di Milano e provincia con percorsi di fisioterapia per il Parkinson a domicilio. Dopo anamnesi e valutazione del movimento, il lavoro viene organizzato sulle priorità individuali e sulle caratteristiche dell’abitazione. Per conoscere più in generale il percorso è disponibile la pagina dedicata alla fisioterapia per il Parkinson; per l’area territoriale si può consultare anche fisioterapia Parkinson a Milano.

Una valutazione diventa particolarmente utile quando l’alzata richiede più tentativi, l’aiuto dei familiari sta aumentando, il controllo della discesa è ridotto oppure la strategia funziona su una sedia ma non sulle altre.

Domande frequenti su alzata dalla sedia e trasferimenti

Perché con il Parkinson si può tornare sulla sedia mentre ci si alza?

Il peso potrebbe non essere stato trasferito abbastanza in avanti oppure il sostegno degli arti inferiori potrebbe iniziare con tempi poco efficaci. Possono contribuire anche forza, coordinamento e controllo posturale. L’osservazione delle singole fasi permette di riconoscere dove si interrompe il gesto.

Dove devono essere posizionati i piedi per alzarsi?

Non esiste una posizione identica per tutti. I piedi devono offrire una base utile allo spostamento del peso e alla successiva estensione, ma la scelta dipende da mobilità, forza, asimmetrie, dolore, altezza della seduta e modalità con cui la persona controlla il movimento.

È meglio utilizzare i braccioli?

I braccioli possono facilitare il trasferimento quando sono stabili, raggiungibili e utilizzati con una sequenza ben organizzata. Non rappresentano un errore né una soluzione automatica: il fisioterapista verifica se migliorano continuità, controllo e autonomia e come integrarli nel gesto.

Una sedia più alta può rendere più facile alzarsi?

Una seduta più alta e consistente può ridurre la richiesta di forza e l’ampiezza del movimento. Tuttavia non risolve necessariamente esitazione, scarso avanzamento del peso o instabilità. Altezza, profondità, appoggio dei piedi e presenza dei braccioli vanno valutati insieme.

Come può aiutare il caregiver senza tirare la persona?

Può rendere libero lo spazio, stabilizzare la sedia, offrire il cue concordato e attendere l’avvio del movimento. Se serve un contatto manuale, la modalità di assistenza deve essere provata sul caso concreto, evitando trazioni improvvisate su mani, braccia o collo.

I trasferimenti possono essere allenati direttamente a casa?

Sì. Il domicilio permette di esercitarsi sulle sedute realmente utilizzate e di verificare la strategia nelle condizioni quotidiane. Uno studio di fattibilità ha sperimentato un programma domiciliare mirato ai trasferimenti, composto da esercizio, strategie di movimento e cueing.

Vuoi lavorare sui trasferimenti nelle situazioni quotidiane?

L’équipe può valutare alzata, seduta e passaggi funzionali direttamente nell’ambiente domestico a Milano e provincia.

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Bibliografia essenziale

  1. Osborne JA, Botkin R, Colon-Semenza C, et al. Physical Therapist Management of Parkinson Disease: A Clinical Practice Guideline From the American Physical Therapy Association. Physical Therapy. 2022;102(4):pzab302. DOI: 10.1093/ptj/pzab302
  2. Inkster LM, Eng JJ, MacIntyre DL, Stoessl AJ. Leg muscle strength is reduced in Parkinson’s disease and relates to the ability to rise from a chair. Movement Disorders. 2003;18(2):157–162. DOI: 10.1002/mds.10299
  3. Mak MKY, Hui-Chan CWY. Cued task-specific training is better than exercise in improving sit-to-stand in patients with Parkinson’s disease: a randomized controlled trial. Movement Disorders. 2008;23(4):501–509. DOI: 10.1002/mds.21509
  4. Bhatt T, Yang F, Mak MKY, Hui-Chan CWY, Pai YC. Effect of externally cued training on dynamic stability control during the sit-to-stand task in people with Parkinson disease. Physical Therapy. 2013;93(4):492–503. DOI: 10.2522/ptj.20100423
  5. Iwai M, Tanabe S, Koyama S, et al. Clinical and Biomechanical Factors in the Sit-to-Stand Decline in Parkinson’s Disease. Movement Disorders Clinical Practice. 2025;12(10):1539–1550. DOI: 10.1002/mdc3.70122
  6. Stack E, Roberts H, Ashburn A. The PIT: SToPP Trial—A Feasibility Randomised Controlled Trial of Home-Based Physiotherapy for People with Parkinson’s Disease Using Video-Based Measures to Preserve Assessor Blinding. Parkinson’s Disease. 2012;2012:360231. DOI: 10.1155/2012/360231
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