Equilibrio

Cadute all’indietro nel Parkinson: retropulsione e cosa osservare

Una caduta all’indietro nel Parkinson non identifica automaticamente una sola causa. Può comparire quando il corpo arretra e il passo correttivo parte tardi o resta troppo corto, ma anche mentre ci si alza, ci si siede, si gira, si cammina all’indietro o si cerca un appoggio. La retropulsione descrive la difficoltà a recuperare una perdita di equilibrio verso dietro. Per comprenderla servono anamnesi, osservazione dei compiti reali e valutazione delle risposte posturali, non un singolo test.

La direzione della caduta è un’informazione clinica utile perché aiuta a ricostruire il meccanismo. Non è però una diagnosi: due persone che cadono entrambe all’indietro possono avere difficoltà diverse e richiedere strategie differenti.

Che cos’è la retropulsione nel Parkinson?

Quando la proiezione del centro di massa supera i limiti della base d’appoggio, il corpo deve recuperare in pochi istanti. Se lo spostamento è piccolo possono bastare correzioni di caviglie, ginocchia, anche e tronco; se è maggiore serve un passo rapido nella direzione della perdita di equilibrio. Nella retropulsione il recupero verso dietro è inefficace: il primo passo può iniziare tardi, essere corto oppure essere seguito da più passi che non arrestano subito l’arretramento.

Questa risposta è diversa da un passo indietro deciso volontariamente. Nel passo volontario la persona conosce il compito e può preparare lo spostamento del peso. Nella risposta reattiva deve organizzare il passo dopo un cambiamento inatteso. Uno studio biomeccanico su 16 persone con Parkinson e 16 controlli ha rilevato, durante perturbazioni esterne, risposte posturali senza passo meno efficaci e passi protettivi all’indietro più corti, con un maggior numero di passi necessario per arrestare il corpo nel gruppo Parkinson.5

La retropulsione può essere osservata durante una prova clinica, ma nella vita quotidiana la perdita di equilibrio nasce spesso dall’incontro tra controllo posturale, compito e ambiente. Per questo il racconto dell’episodio conta quanto la risposta misurata in ambulatorio.

In quali situazioni una persona con Parkinson può cadere all’indietro?

La domanda utile non è soltanto “in quale direzione sei caduto?”, ma “che cosa stavi facendo un istante prima?”. La stessa direzione può derivare da sequenze motorie differenti.

Alzarsi da una sedia o dal letto

Durante l’alzata il tronco e il bacino devono avanzare prima che il corpo salga. Piedi molto avanti, spinta precoce verso l’alto, seduta cedevole o esitazione possono lasciare il peso dietro la base d’appoggio. Si osserva quindi l’intera sequenza: posizione iniziale, avanzamento del tronco, distacco dalla seduta, estensione e stabilizzazione finale. L’approfondimento su alzarsi dalla sedia e gestire i trasferimenti descrive queste fasi in dettaglio.

Sedersi prima di avere raggiunto la seduta

Arretrare verso una poltrona richiede una sequenza di passi posteriori controllati e adeguati allo spazio, percezione della distanza e capacità di mantenere il tronco sopra i piedi. Una persona può iniziare la discesa troppo presto, cercare la seduta con il bacino oppure affidarsi a un appoggio non stabile. In questo caso il problema comprende avvicinamento, orientamento e controllo della discesa, non soltanto la risposta reattiva.

Fare un passo indietro durante un’attività

Aprire un’anta, lasciare passare qualcuno, spostarsi dal tavolo o arretrare in bagno sono compiti comuni. Il primo passo indietro può essere piccolo e lasciare il corpo arretrato; lo spazio ridotto può inoltre impedire di allargare la base d’appoggio. La prova deve riprodurre il gesto con protezione e senza aggiungere fretta o oggetti da trasportare.

Girarsi o cambiare direzione

Una svolta combina rotazione, trasferimento del peso e successione dei passi. Se il bacino ruota mentre i piedi restano vicini oppure la persona incrocia i passi, la perdita di equilibrio può terminare verso dietro o di lato. La guida su svolte, porte e spazi stretti nel Parkinson approfondisce l’organizzazione del cambio di direzione.

Reagire a un contatto o a uno spostamento inatteso

Un urto, una porta che si muove, un appoggio che cede o un’altra persona che tira possono richiedere una risposta protettiva. Questa situazione è la più vicina alle prove di retropulsione, ma non va ricreata senza un professionista pronto a proteggere la caduta.

In uno studio prospettico su 62 persone con Parkinson avanzato e cadute ricorrenti, chi cadeva principalmente in direzioni diverse da quella anteriore riferiva più spesso episodi durante i passaggi seduto-in piedi, in piedi-seduto o durante le svolte. Gli autori hanno anche trovato associazioni differenti tra direzione della caduta, freezing e compromissione dell’equilibrio.6 Il campione riguardava persone con malattia avanzata e cadute ricorrenti: il risultato aiuta a formulare domande, non consente di dedurre la causa dalla sola direzione.

Cadere all’indietro significa sempre retropulsione?

No. “Caduta all’indietro” descrive l’esito, mentre “retropulsione” identifica una difficoltà del controllo posturale verso dietro. Prima di usare il termine occorre distinguere almeno queste situazioni:

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Situazione osservata e domande che aiutano a interpretarla
Situazione Che cosa può essere accaduto Che cosa osservare
Corpo spostato all’indietro Il passo protettivo parte tardi, resta corto o non arresta l’arretramento. Tempo, lunghezza, numero e direzione dei passi di recupero.
Alzata Il peso non avanza a sufficienza prima della salita oppure la stabilizzazione finale non è completa. Piedi, tronco, distacco dalla seduta e controllo una volta in piedi.
Discesa sulla sedia La persona inizia a sedersi prima di avere orientato il corpo e raggiunto la seduta. Distanza, passi indietro, contatto delle gambe con la sedia e uso delle mani.
Freezing o svolta I piedi rallentano o si bloccano mentre tronco e bacino continuano il compito. Trigger, rotazione, ampiezza dei passi e presenza di blocco.
Passaggio rapido in piedi Capogiro, vista offuscata o debolezza possono alterare la stabilità dopo il cambio di posizione. Sintomi, orario, durata e relazione con il passaggio posturale.
Appoggio mancato o ceduto La mano non raggiunge il sostegno previsto oppure il mobile si muove. Tipo di appoggio, distanza, fissaggio e modo in cui viene raggiunto.

Freezing, festinazione e retropulsione possono coesistere, ma non sono la stessa cosa. Nel freezing il passo si interrompe o non parte; nella festinazione i passi possono diventare progressivamente più corti e rapidi; nella retropulsione è inefficace il recupero di uno spostamento verso dietro. Anche capogiro, perdita di coscienza, dolore o cedimento di un arto richiedono una lettura separata.

Anamnesi delle cadute all’indietro: quali informazioni servono?

L’anamnesi ricostruisce cadute e quasi-cadute recenti una per una. Una quasi-caduta è un episodio in cui la persona recupera con uno o più passi, afferra un appoggio o viene sostenuta. È un dato importante perché mostra la strategia usata prima che il recupero fallisca.

Per ogni episodio è utile raccogliere:

  • luogo, ora e attività in corso;
  • direzione iniziale e posizione finale della caduta;
  • partenza, arresto, svolta, passo indietro o trasferimento coinvolto;
  • presenza di freezing, accelerazione dei passi o doppio compito;
  • capogiro, vista offuscata, dolore, debolezza o perdita di coscienza;
  • appoggio cercato e stabilità del mobile o dell’ausilio;
  • calzature, illuminazione, superficie e oggetti trasportati;
  • orario abituale della terapia e fase percepita di maggiore o minore mobilità;
  • numero di passi di recupero, aiuto ricevuto ed eventuale trauma;
  • cambiamenti osservati nelle settimane precedenti.

La storia di caduta resta uno dei dati più informativi, ma va combinata con il movimento. In uno studio prospettico su 101 persone con Parkinson in fase iniziale, il modello che distingueva meglio chi sarebbe caduto nei sei mesi successivi univa gravità della malattia, freezing, ipotensione ortostatica sintomatica, equilibrio e mobilità misurati con il test di Tinetti e oscillazione antero-posteriore del corpo, anziché affidarsi a una sola misura.7

Che cosa osserva il fisioterapista quando il corpo tende ad arretrare?

La valutazione parte da compiti prevedibili e controllabili, poi aumenta la complessità soltanto quando protezioni e capacità lo consentono. L’obiettivo è capire quale componente non regge il compito, non provocare una caduta.

Controllo anticipatorio

Si osserva come la persona prepara un movimento conosciuto: spostare il peso, raggiungere un oggetto, alzarsi, iniziare un passo indietro, fermarsi e cambiare direzione. La posizione dei piedi, l’ampiezza dello spostamento e il momento in cui il piede si solleva mostrano se la base d’appoggio viene organizzata prima del gesto.

Risposta reattiva

La risposta a uno spostamento inatteso viene valutata solo in un contesto protetto, con un professionista in posizione di sicurezza. Si osservano la prima correzione, il tempo di partenza, la lunghezza del passo, la necessità di passi successivi e l’assistenza richiesta. La direzione posteriore è una parte della valutazione, non il suo unico elemento.

Trasferimenti e cammino

Alzarsi, sedersi, partire, arrestarsi, camminare all’indietro e girarsi vengono provati separatamente. Nel cammino nel Parkinson si osservano inoltre ampiezza, ritmo, festinazione, freezing e capacità di adattare il passo allo spazio.

Sistemi che sostengono l’equilibrio

Forza e potenza degli arti inferiori, mobilità di caviglie e anche, allineamento del tronco, sensibilità, vista, attenzione e capacità di usare informazioni dall’ambiente completano il quadro. L’articolo su equilibrio e cadute nel Parkinson descrive la valutazione multifattoriale più ampia.

Pull test e retropulsione: perché un singolo test non basta?

Nel pull test il professionista applica una rapida trazione alle spalle e valuta come la persona recupera verso dietro. Nel push-and-release test l’esaminatore sostiene una inclinazione controllata del corpo all’indietro e poi rilascia il sostegno. Entrambe le prove richiedono tecnica, spazio libero e capacità di arrestare una possibile caduta. Non vanno provate da familiari o pazienti per verificare autonomamente la retropulsione.

I test sono utili, ma il risultato può variare. In uno studio su 50 persone con Parkinson, una differenza di almeno due punti tra ripetizioni dello stesso esaminatore compariva nel 30% dei partecipanti con il pull test e nel 42% con il push-and-release; variavano sia l’esecuzione del professionista sia la risposta della persona.4

Uno studio prospettico con valutazioni ripetute a distanza di tre anni e mezzo ha confrontato due test di retropulsione rispetto a cadute e quasi-cadute nei sei mesi successivi. Il test con trazione inattesa si comportava meglio di quello atteso, ma nessuno dei due aveva valori predittivi sufficienti per essere usato da solo.3 Direzione delle cadute, compiti, freezing, trasferimenti, sintomi posturali e ambiente restano quindi indispensabili.

Le prove su retropulsione e allenamento reattivo citate in questa guida riguardano soprattutto persone ambulanti con Parkinson idiopatico, spesso in quadri lievi o moderati.3489 I risultati non definiscono automaticamente modalità e progressione per PSP e altri parkinsonismi, malattia avanzata, deficit cognitivi rilevanti o cadute ripetute non controllate: in questi quadri protezione, assistenza e obiettivi richiedono una personalizzazione ulteriore.

Come si costruisce la fisioterapia per retropulsione e cadute all’indietro?

Il programma viene costruito sul meccanismo osservato. Se la perdita di equilibrio compare durante l’alzata, il lavoro è diverso da quello necessario per un passo protettivo breve o per una discesa anticipata sulla sedia. Le linee guida APTA raccomandano l’allenamento dell’equilibrio per migliorare controllo posturale, mobilità, cammino e fiducia nell’equilibrio nelle persone con Parkinson.2 NICE indica fisioterapia specifica per il Parkinson quando sono presenti problemi motori o di equilibrio.1

Le componenti possono comprendere:

  • preparazione del movimento: posizione dei piedi, spostamento del peso e allineamento prima di alzarsi, sedersi o arretrare;
  • passo volontario: avvio, ampiezza e arresto del passo indietro in condizioni progressivamente più vicine al compito reale;
  • risposte protettive: esercizi reattivi dosati dal fisioterapista, con protezione e intensità adeguate;
  • forza e potenza: caviglie, ginocchia, anche e tronco in relazione al gesto limitante;
  • trasferimenti: alzata, stabilizzazione, avvicinamento alla seduta e controllo della discesa;
  • equilibrio dinamico: arresti, cambi di direzione, raggiungimenti e adattamento della base d’appoggio;
  • attenzione e ambiente: introduzione graduale di distrazioni, spazi reali e oggetti soltanto dopo avere organizzato il movimento di base.

L’allenamento reattivo non consiste nel sorprendere la persona con spinte casuali. Intensità, direzione, numero di ripetizioni e modalità di protezione devono essere pianificati. In un piccolo studio randomizzato su 20 persone con Parkinson moderato, due settimane di esercizi con perturbazioni posteriori e un’indicazione specifica per il passo migliorarono il solo item relativo alla risposta all’indietro, senza differenze negli altri esiti.8 Il dato mostra la specificità dell’apprendimento, ma il campione ridotto e la breve durata non permettono di trasformare quella singola indicazione in una regola universale.

Un altro studio randomizzato su 44 persone con Parkinson idiopatico ha combinato allenamento del passo volontario a casa e sessioni di recupero reattivo da scivolamento e inciampo. Dopo dodici settimane il gruppo di intervento mostrava meno cadute indotte in laboratorio e tempi migliori in alcuni test del passo; non emergeva invece una differenza significativa nel tasso di cadute della vita quotidiana durante il follow-up.9 Migliorare una risposta misurata e modificare gli episodi reali sono quindi obiettivi collegati ma non equivalenti.

Anche il trial multicentrico PDSAFE invita a personalizzare progressione e sicurezza: il programma fisioterapico domiciliare migliorò alcuni esiti funzionali e ridusse le quasi-cadute, ma non ridusse le cadute ripetute nell’intero campione.10 Le analisi secondarie di sottogruppo suggerirono un possibile beneficio sul tasso di cadute nei quadri moderati, ma un possibile aumento nel gruppo con maggiore gravità; chi presentava freezing all’ingresso rispose in modo sfavorevole rispetto al tasso di cadute. Queste analisi non sono una conclusione definitiva sui singoli pazienti, ma sono rilevanti per stabilire da dove iniziare, quanta protezione serve, come progredire e quali indicatori rivalutare.

Come collegare il lavoro sull’equilibrio alla vita quotidiana?

L’allenamento acquista significato quando viene collegato alle situazioni in cui la persona arretra davvero. Si possono analizzare, con protezione adeguata, l’avvicinamento alla poltrona, il passo indietro dal lavabo, l’uscita dall’ascensore, la rotazione sul pianerottolo o l’apertura di una porta.

Modificare l’ambiente significa ridurre le richieste inutili senza eliminare ogni attività. Può essere utile:

  • lasciare spazio sufficiente davanti e accanto alla seduta;
  • scegliere una sedia stabile e riconoscibile, con posizione e altezza coerenti con il trasferimento allenato;
  • evitare appoggi mobili, porte semiaperte e mobili che scorrono quando vengono afferrati;
  • organizzare gli oggetti per non dover arretrare mentre le mani sono occupate;
  • separare la svolta, l’avvicinamento e la discesa sulla seduta quando la sequenza completa perde controllo;
  • mantenere un percorso leggibile e illuminato nei punti in cui si cambia direzione.

Il caregiver non dovrebbe provocare una perdita di equilibrio per “allenare il riflesso”. Se esiste rischio di caduta, il passo indietro e le risposte reattive non vanno allenati da soli: protezione, supporti e livello di assistenza devono essere definiti sulla persona. La posizione da cui assistere, il contatto e l’eventuale uso di un ausilio vanno provati sul compito reale. Quando la difficoltà dipende da spazi e arredi, la fisioterapia per il Parkinson a domicilio permette di osservare insieme movimento, ambiente e livello di assistenza.

Cadute all’indietro e parkinsonismi: perché conta il momento in cui iniziano?

La tempistica delle cadute è una parte importante dell’anamnesi. Nei criteri clinici della Movement Disorder Society per la paralisi sopranucleare progressiva, due elementi distinti di instabilità posturale entro tre anni dall’esordio delle caratteristiche correlate alla PSP sono le cadute ripetute non provocate, che non sono definite dalla direzione, e la tendenza a cadere al pull test se la persona non viene trattenuta dall’esaminatore.11 Sono caratteristiche da integrare con gli altri segni clinici, non criteri diagnostici autonomi.

Una caduta precoce all’indietro non identifica da sola un parkinsonismo specifico. Va però registrato con precisione quando sono iniziate le cadute rispetto ai primi sintomi motori, quanto rapidamente sono diventate frequenti e se compaiono altre variazioni del cammino, dello sguardo, della parola o delle attività quotidiane. Queste informazioni permettono di coordinare meglio l’inquadramento clinico e il programma riabilitativo.

Quando va rivalutata la tendenza a cadere all’indietro?

La rivalutazione è utile quando aumentano quasi-cadute o passi di recupero, compare bisogno di assistenza in un trasferimento prima indipendente, la direzione delle cadute cambia oppure una strategia che funzionava non arresta più il corpo. Si confrontano lo stesso compito, lo stesso ambiente e condizioni simili per capire che cosa è cambiato.

Un diario essenziale può registrare data, ora, luogo, compito, direzione, sintomi, aiuto e conseguenze. Un video di un’attività abituale può essere valutato soltanto se registrato senza mettere la persona in pericolo e senza ricreare una caduta.

Valutazione delle cadute all’indietro a Milano e provincia

La nostra équipe di fisioterapisti valuta persone con Parkinson e parkinsonismi a Milano e provincia. L’anamnesi delle cadute viene collegata all’osservazione di alzata, seduta, passi indietro, svolte, cammino e risposte posturali, considerando orari, ambiente, ausili e livello di assistenza.

Il percorso individua le componenti prioritarie, definisce esercizi e strategie per le attività reali e usa indicatori osservabili per la rivalutazione. Quando il problema emerge soprattutto negli spazi abituali, la valutazione può svolgersi direttamente a domicilio.

Richiedi una valutazione a Milano o in provincia oppure approfondisci come si svolge la fisioterapia specifica per Parkinson e parkinsonismi.

Domande frequenti su retropulsione e cadute all’indietro

Che cosa significa retropulsione nel Parkinson?

La retropulsione è la difficoltà a recuperare una perdita di equilibrio verso dietro. Il passo protettivo può iniziare tardi, essere troppo corto o richiedere più passi senza arrestare subito il corpo. La valutazione collega questa risposta alle situazioni in cui compare nella vita quotidiana.

Cadere all’indietro significa sempre avere retropulsione?

No. Si può cadere all’indietro anche durante un’alzata poco organizzata, una discesa anticipata sulla sedia, una svolta, un freezing, un capogiro o il cedimento di un appoggio. Direzione, compito, sintomi e strategia di recupero permettono di distinguere i meccanismi.

Il pull test si può fare a casa?

No. Il pull test provoca intenzionalmente uno spostamento all’indietro e richiede un professionista addestrato, spazio libero e una posizione che permetta di arrestare la caduta. Un familiare può invece descrivere quasi-cadute e compiti difficili senza riprodurli.

Quali esercizi si usano per la retropulsione?

Il programma può comprendere trasferimento del peso, passi volontari all’indietro, forza e potenza degli arti inferiori, alzata e seduta, equilibrio dinamico e risposte protettive. Se vengono usate perturbazioni, devono essere dosate e protette dal fisioterapista; la scelta dipende dal meccanismo osservato.

Perché cado indietro quando mi alzo dalla sedia?

Può accadere se i piedi sono troppo avanti, il tronco non avanza quanto serve, la spinta sale prima che il peso sia trasferito oppure la stabilizzazione in piedi non è completa. La seduta può modificare il gesto. Ogni fase va osservata separatamente.

Un deambulatore risolve le cadute all’indietro?

Non automaticamente. Tipo di ausilio, freni, direzione della spinta, capacità di raggiungerlo e uso negli spazi reali cambiano la risposta. Tirarsi su dal deambulatore o lasciarlo troppo lontano può introdurre un problema nuovo. L’ausilio va provato insieme al trasferimento e al cammino.

Le cadute all’indietro sono tipiche solo del Parkinson avanzato?

Possono comparire in fasi diverse e per motivi differenti. La comparsa precoce e ripetuta è un dato clinico particolarmente importante anche nell’inquadramento dei parkinsonismi. Non basta però la direzione di una singola caduta per definire diagnosi o gravità.

Quando è utile una valutazione a domicilio?

Quando gli episodi compaiono avvicinandosi alla poltrona, arretrando in bagno o cucina, uscendo dall’ascensore o muovendosi in spazi stretti. Osservare l’ambiente reale consente di provare sequenza, arredi, appoggi e assistenza senza separare il movimento dal suo contesto.

Fonti

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  13. National Institute for Health and Care Excellence. Head injury: assessment and early management — recommendations. NICE guideline NG232, sezione 1.2. Pubblicata nel 2023.
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